Il Quartiere Stampace

Stampace (Stampaxi in sardo campidanese) è uno dei quattro quartieri storici della città di Cagliari.

Il quartiere, situato nel centro storico cittadino, a Ovest del Castello di Cagliari, venne fondato dai Pisani nel XIII secolo e da essi dotato di un modesto sistema di fortificazione (di cui resta la torre dello Sperone).

Dalla fondazione Stampace è stato un quartiere abitato prevalentemente da mercanti, artigiani e piccolo borghesi, sino a perdere gradualmente questa caratterizzazione con l’avvicinarsi dell’epoca contemporanea. Stampace confina ad ovest con il “borgo”, oggi quartiere, di Sant’Avendrace, in passato una delle zone più periferiche e povere della città. Grande importanza storica e artistica hanno i numerosi siti archeologici ubicati nell’area di Stampace e Sant’Avendrace, testimonianze della Cagliari dei Punici e dei Romani, oltre alle tracce, poche, della capitale giudicale di Santa Igia, nella zona confinante con lo stagno di Santa Gilla.

Storia

Il quartiere era già abitato in età romana, come è testimoniato da molte strutture rinvenute appartenenti a quel periodo: il foro, sotto l’attuale piazza del Carmine; il tempio di Via Malta; le terme, nella zona di viale Trieste; la necropoli di Tuvixeddu, a Sant’Avendrace; il quartiere borghese (del quale fa parte la “villa di Tigellio”), l’anfiteatro romano.

Porta di Stampace-1854

Fino all’Unità d’Italia Stampace era protetto da un cinta muraria di età pisana. Successivamente, con l’espansione della città al di fuori delle antiche mura, si decise di abbattere le mura di Stampace, insieme a quelle di Marina e Villanova. L’unica parte delle mura superstite è la torre dello Sperone, a fianco della chiesa omonima. In piazza Yenne, all’imbocco dell’odierna via Manno, c’era la Porta Stampace che fu demolita nel 1856. Nei documenti d’epoca viene chiamata anche Porta Marina e Porta San Giorgio. Accanto alla Porta vi era il bastione di San Francesco, che occupava parte dell’odierno largo Carlo Felice.
Durante i bombardamenti del 1943 a Stampace vennero aperti molti rifugi, come quello nella cripta di Santa Restituta, il rifugio di via Don Bosco e l’ospedale san Giorgio in viale Merello, nel cortile della sede della Croce Rossa Italiana, dalla quale era gestito. Il 17 febbraio 1943all’ingresso del rifugio di Santa Restituta morirono quasi 200 persone, tra le quali anche il pittore Tarquinio Sini, mentre cercavano disperatamente di aprire una delle due entrate per mettersi al riparo, poiché non era venuto nessuno ad aprire con le chiavi.
Da quella volta si decise che i rifugi dovevano rimanere sempre aperti.

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